Non so se ti è mai capitato di fare un colloquio di lavoro con un algoritmo.
A me sì.
Mi arriva una proposta per partecipare a una selezione come SEO specialist.
Profilo richiesto: esperienza, capacità strategica, uso dell’AI nei flussi di lavoro.
La classica cosa che puoi ignorare, prendere come “esercizio” o vivere come occasione per guardarti allo specchio.
Io ho scelto la terza.
Ho compilato il questionario pre‑screening, tutto gestito da un sistema di intelligenza artificiale, e mi sono messo seduto ad aspettare il verdetto.
Volevo vedere cosa vede un’AI quando guarda dentro il profilo di un consulente SEO strategico che lavora da più di dieci anni con PMI e professionisti.
Quello che ho letto dopo mi ha fatto sorridere.
E poi mi ha infastidito.
Nel senso buono.
Il mio profilo professionale elaborato dall’AI
Archetipo: Indipendente Maturo
Snapshot Operativo
- Seniority
- Senior
- Posizionamento
- Consulente strategico di Digital Marketing e SEO, con un approccio pragmatico che valorizza la comprensione cognitiva e semantica del posizionamento di mercato rispetto ai meri strumenti.
- Maturità
- Elevata maturità professionale, focalizzata su processi strategici e sulla partnership con il cliente, con una notevole consapevolezza dei propri limiti e delle dinamiche relazionali.
- Report
Snapshot:
Freelancer orientato alla consulenza strategica SEO e Digital Marketing, con focus sull’impatto cognitivo/semantico, esperienza dichiarata di oltre 10 anni, clienti rilevanti come Facile Web Marketing, posizionamento percepito chiaro, spendibilità alta.
Lettura critica
Posizionamento: Si posiziona come stratega e consulente di business, non come mero esecutore tecnico SEO, enfatizzando il valore di mercato e la comunicazione oltre la sola visibilità. Zone grigie: – Mancanza di esempi specifici di KPI o metriche di successo concrete oltre alla crescita da SRLS a SRL. – Assenza di un portfolio strutturato o CV digitale oltre al sito web e newsletter. Rischi: – Potenziale sottovalutazione dell’operatività richiesta in alcuni contesti. – La forte dipendenza dal buon senso del team potrebbe scontrarsi con realtà meno strutturate. – La mancanza di certificazioni formali potrebbe essere un gap in contesti aziendali rigidamente regolamentati. Incoerenze: – L’assenza di un portfolio standard (sebbene giustificata) non è allineata con l’esperienza dichiarata di >10 anni, richiedendo un approfondimento sulla documentazione dei casi di successo.
Valutazione critica
Il profilo appare orientato alla strategia e alla consulenza di alto livello, con una forte enfasi sul valore intrinseco e un approccio critico alla sola visibilità tecnica. In questo momento il rischio principale è la potenziale resistenza ad attività puramente esecutive, se non inquadrate in una chiara strategia direzionale. Se non validato, questo profilo rischia di essere percepito come troppo astratto o non sufficientemente pratico per progetti che richiedono una forte componente operativa.
Segnali forti
Capacità di visione strategica e disintermediazione dagli strumenti per focalizzarsi sull’impatto di business. – Esperienza provata nella creazione di valore per il cliente (crescita da SRLS a SRL). – Integrazione avanzata dell’IA nei workflow quotidiani (60-70%). PITCH BREVE Stratega SEO/Marketing con 10+ anni, trasforma business usando AI, porta valore dal posizionamento al rebranding.
Un colloquio insolito: io, un’AI e il mio profilo da consulente SEO
La prima etichetta che mi ha appiccicato addosso è stata: “Indipendente maturo”.
Che, detta così, sembra la descrizione di un vino naturale o di un caso umano, a tua scelta.
In realtà, nella logica dell’AI, voleva dire:
freelance con le spalle larghe, più orientato alla consulenza strategica che all’esecuzione, poco incline alla micro‑gestione, con una certa tendenza a dire le cose come stanno.
Fin qui, niente che non sapessi già.
Ma è interessante come lo ha formulato:
“Consulente strategico di Digital Marketing e SEO, con un approccio pragmatico che valorizza la comprensione cognitiva e semantica del posizionamento di mercato rispetto ai meri strumenti.”
Tradotto in lingua umana: prima di chiederti “che tool usi?”, ti chiedo “che posto vuoi occupare nella testa delle persone che vuoi raggiungere?”.
Che è esattamente il modo in cui lavoro: la SEO come parte di un ecosistema di marketing, non come lista della spesa di ottimizzazioni on‑page.
Poi però arrivano le zone grigie.
Le zone grigie: dove l’AI mi ha infastidito
L’AI segnala tre cose:
- Pochi KPI espliciti. Oltre a qualche caso di crescita aziendale (una SRLS diventata SRL, ecc.), non emergono metriche chiare, numeri, screenshot, grafici.
- Nessun portfolio “standard”. Niente pdf patinato con casi studio, niente CV interattivo, niente raccolta ufficiale di testimonianze.
- Rischio di sembrare poco operativo. Forte orientamento alla strategia, possibile resistenza ad attività puramente esecutive se non inserite in una visione chiara.
È il tipo di feedback che fa male proprio perché, in parte, è vero.
Quando lavori da tanto tempo con un focus forte sulla relazione e sui risultati nel lungo periodo, rischi di dare per scontato il tuo valore.
Pensi: “Il cliente lo vede. Vede il prima e il dopo, sente la differenza. Non serve che lo impagini”.
Solo che il mercato, fuori dal tuo giro di referenze, non vive con te tutto il film.
Vede solo il trailer.
Da fuori, un consulente SEO senior che non mostra numeri, casi studio e operatività documentata rischia di sembrare “astratto”, evanescente. Anche quando, tutti i santi giorni, sta con le mani nel fango insieme al cliente.

Consulente SEO strategico o esecutore operativo?
A un certo punto, il report dice (poi se sei interessato te lo mando):
“In questo momento il rischio principale è la potenziale resistenza ad attività puramente esecutive, se non inquadrate in una chiara strategia direzionale.”
Beccato! Qui l’AI mi ha centrato in pieno.
Sarà un momento, una fase, ma faccio sempre più fatica a lavorare come semplice esecutore.
“Fammi la keyword research.”
“Fammi il piano editoriale.”
“Fammi la SEO on‑page su queste pagine e basta.”
Non perché mi senta superiore ai lavori operativi.
Ma perché ho visto troppe volte cosa succede quando entri in azienda solo per “fare delle cose”, senza poter toccare il progetto:
- ottimizzi un sito che non converte, e la colpa è della SEO;
- porti traffico verso una proposta poco chiara, e la colpa è delle campagne;
- generi lead che nessuno gestisce, e la colpa è del funnel.
È come [chiamare un preparatore atletico quando la società non ha ancora deciso se vuole salvarsi o puntare alla Champions]: tu fai il tuo, ma vieni giudicato su parametri che non controlli davvero.
Se il contesto è confuso, l’esecutore diventa il parafulmine.
Ed è qui che la differenza tra consulente SEO strategico ed esecutore SEO operativo non è più una distinzione di ego, ma di responsabilità: o lavori dentro un progetto, o stai solo lucidando una carrozzeria con il motore rotto.
Dove l’AI mi ha fatto un favore
La parte utile di questa storia non è “quanto è bravo l’algoritmo a descrivermi”.
Quello che conta è la frizione che ha generato.
L’AI mi ha detto, in sostanza:
- hai una buona visione strategica;
- hai un uso maturo dell’AI nei tuoi workflow;
- comunichi poco, in modo “standardizzato”, il valore concreto del tuo lavoro;
- rischi di non essere la scelta giusta per chi vuole solo “qualcuno che faccia la SEO”.
E questa, per me, è stata la svolta.
Perché ti costringe a fare una domanda scomoda:
“Con chi voglio lavorare davvero?”
Se ti posizioni come partner strategico, ma ti presenti al mondo come uno che “fa SEO” in mezzo ad altri mille, l’AI e il mercato vedranno un ibrido poco decifrabile.
Né abbastanza “tecnico” da essere scelto solo per un preventivo, né abbastanza “incasellabile” da entrare nelle griglie aziendali classiche.
Quindi, sì: l’AI, suo malgrado, mi ha fatto un favore.
Mi ha ricordato che non basta sapere chi sei: devi rendere leggibile questo posizionamento anche a chi non ti conosce.
Cosa c’entra tutto questo con la tua azienda
Se sei arrivato fin qui potresti pensare:
“Bello, ma cosa me ne faccio del tuo colloquio con un algoritmo?”.
Provo a girarla così.
Quando una PMI decide di “investire in SEO” o in marketing, spesso si trova davanti tre profili:
- Il tecnico puro. Parla fluentemente la lingua di tool, tag, canonical, schema, ma fatica a collegare il lavoro al modello di business e al conto economico.
- Il consulente da slide. Ottimo storyteller, molto forte nella parte “vision”, meno incline a sporcarsi le mani sui processi e sull’esecuzione quotidiana.
- Il partner strategico‑operativo. Tiene insieme visione e operatività, ma rischia di non essere immediatamente “catalogabile” nelle griglie HR classiche.
Io, con questo colloquio, ho scoperto che sto nel terzo gruppo.
E che devo essere ancora più intenzionale nel farlo capire fin dall’inizio. Non è bastato scrivere un libro molto strategico e poco operativo (anche) sulla SEO – leggasi Marketing per PMI.
Per te, come imprenditore, la domanda è semplice:
“Voglio qualcuno che faccia delle cose, o qualcuno che mi aiuti a decidere quali cose ha senso fare, in che ordine, con che aspettative?”
Se vuoi solo checklist e task, un esecutore va benissimo.
Se vuoi rimettere a posto il sistema (posizionamento, contenuti, canali, dati), ti serve qualcuno che sappia parlare di keyword e di bilancio nella stessa conversazione.
Ecco che il rapporto con l’AI si chiude in un cerchio interessante:
- l’AI è bravissima a leggere pattern, riassumere, analizzare profili;
- ma non può decidere al posto tuo che tipo di collaborazione vuoi costruire;
- non può assumersi la responsabilità del progetto.
Quella, volenti o nolenti, resta in mano tua e di chi ti affianchi.
Cosa ho deciso dopo questo colloquio di lavoro con l’AI
Due cose:
- continuerò a lavorare come consulente SEO strategico, anche se questo significa dire qualche no in più ai lavori solo operativi;
- inizierò a raccontare con più chiarezza cosa succede quando entriamo davvero nel merito del progetto, non solo nei dettagli tecnici.
Se vuoi capire se ti serve un esecutore o un partner, non chiedere quanti tool conosce.
Chiedigli che domande ti farebbe prima di toccare il tuo sito (qui trovi una guida interessante: Iniziare a Fare Digital Marketing: Guida Pratica per Piccoli Imprenditori).
Se sono domande che ti fanno riflettere, sei già sulla strada giusta.


